Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, mente della struttura di missione del piano, lo ha messo nero su bianco dal primo giorno di vita del governo Meloni I.
Il Piano Mattei è un’iniziativa fondamentale per instaurare rapporti paritari e superare la logica assistenziale a favore di partenariati economici e strategici. Un patto fra nazioni libere, per cambiare passo e dare profondità ad un concetto sempre agitato come uno slogan ma mai effettivamente concretizzato.
Il Piano Mattei ha oltre 1 miliardo di euro di risorse impegnate per progetti in Africa.Cinque le direttrici di marcia:
Corridoio regionale di Lobito, ovvero 830 km di infrastrutture dall’Angola allo Zambia;
Supporto allo sviluppo digitale africano e creazione dell’AI Hub a Roma;
Raddoppiate le borse di studio destinate alle Nazioni africane;
Sviluppo delle filiere agricole, del sistema idrico e dell’accesso all’energia;
248 mln per convertire il debito dell’Africa in progetti di sviluppo.
L’obiettivo è quello di realizzare partenariati virtuosi, favorire investimenti in loco e penetrazione di know how italiano per ottenere condizioni di vita più favorevoli per i cittadini africani, restituendo dignità alle persone, e lavorando verso l’abbattimento delle cause profonde che spingono molti di loro a migrare verso l’Europa.
Non c’è, evidentemente, solo il “diritto a migrare”, ma deve essere garantito anche il diritto di non essere costretti a farlo. Le molte ricchezze presenti in Africa fino ad oggi non sono state pienamente sfruttate sia per mancanza di tecnologie adeguate, sia per assenza di una precisa volontà politica. L’approccio proposto dal Governo Meloni, basato su rapporti paritari e non più predatori, ha raccolto ampio supporto in Ue, Usa, in Asia e tra le maggiori istituzioni internazionali, come Banca Mondiale, Banca Africana e Lega Africana.
Oggi si apprende che i Paesi partner sono saliti a 18 con ben 76 progetti complessivi. Tutt’altro che una scatola vuota.

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